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COL-LEGNO WORKSHOP: ALL’ORTO CHE CURA, UN TEAM STUDENTESCO DEL POLITECNICO DI TORINO AL SERVIZIO DELLA PROGETTAZIONE SOCIALE 

Inizia il 13 febbraio, e durerà fino al 22 febbraio, il workshop di Autocostruzione gestito dal team studentesco AUT di Torino all’interno del nostro Orto che cura.

Nelle intenzioni del progetto, la realizzazione di strutture temporanee per la coltivazione, l’interazione e la condivisione sociale, all’interno degli orti storicamente attivi.

Ma, evidentemente, dietro l’attivazione del cantiere, c’è molto di più.

Per il team di AUT, il workshop è l’occasione per mettere in pratica i principi della progettazione partecipata, ma anche per mettere alla prova la capacità di interpretare desideri e immaginari collettivi per un luogo che ha un ruolo fondamentale nella rieducazione e nel reinserimento sociale e lavorativo di persone con diverse difficoltà.

Per i nostri ragazzi e gli operatori dell’Orto, invece, si tratta di sperimentare una settimana all’insegna dell’integrazione, della progettazione e realizzazione condivisa, lavorando accanto a persone che provengono da mondi molto diversi, ma che hanno deciso di mettersi in gioco e di condividere con grande entusiasmo le loro competenze.

IL PROGETTO

L’esperienza di AUT all’Orto che Cura è iniziata qualche tempo fa.

A Novembre del 2019, il team del Politecnico ha incontrato la maggior parte dei frequentatori attualmente attivi all’Orto, per conoscerli e registrare aspettative di miglioramento rispetto a uno spazio che per loro è lavoro, occasione di socializzazione, “cura”.

“Ciò che abbiamo condiviso ha superato di gran lunga le nostre prime aspettative – spiegano i ragazzi di AUT – Ci siamo trovati di fronte a una vera e propria comunità di persone unite da rapporti che vanno al di là della collaborazione lavorativa nell’orto, ma rispecchiano piuttosto legami familiari di condivisione del quotidiano”.

Ed è proprio questa atmosfera unica che si respira all’Orto ad aver stimolato la crescita di una confidenza collettiva tra il team di AUT e i ragazzi che ci lavorano ogni giorno.

“Durante l’incontro, ciascuno si è sentito libero di esprimere le proprie abitudini e i propri desideri rispetto a questo luogo nei modi più disparati, verbalmente, attraverso parole chiave, segni sulla mappa, frecce ed emoticon sulle foto che abbiamo portato per stimolare la fantasia di tutti – ci raccontano con evidente emozione gli studenti di AUT.

“Per noi, riuscire ad interfacciarci con una vera e propria comunità che vive ordinariamente, cura e “si cura” attraverso un luogo condiviso e pronto ad accogliere differenze e difficoltà, è sicuramente stato un momento decisivo”.

AUT nasce con l’obiettivo di portare l’architettura al di fuori delle mura, teoriche e fisiche, della Facoltà di Architettura del Politecnico di Torino, collaborando con attori affini presenti sul territorio (persone, gruppi, associazioni, …) per progettare e realizzare direttamente manufatti e strutture caduche che possano trasformare positivamente gli spazi rispondendo alle esigenze di chi questi spazi li vive.

“Fin da subito, l’ipotesi di organizzare un workshop in un contesto come l’Orto che cura ci è sembrata un’ottima possibilità, del tutto in linea con i principi di AUT – spiegano i membri del team –  Siamo un gruppo che vuol fare dell’aspetto sociale dell’architettura il proprio tratto distintivo, valorizzando spazi sfruttati al di sotto delle loro potenzialità, attraverso piccoli interventi leggeri, rapidi e partecipati che possano avere un grande riscontro a livello di attività, di socialità, di incontro e di condivisione di esperienze”.

“Poter lavorare con e per le persone che frequentano l’Orto che Cura, con le loro diverse abilità e peculiarità, è per noi motivo di grande orgoglio e di accrescimento personale e professionale.

Il fatto che il workshop si svolga all’interno di un complesso tanto ricco di storia, significati, e architettonicamente rilevante come la Certosa di Collegno è stata per gli studenti e i giovani professionisti del team un’ulteriore occasione di interesse che non ha fatto altro che confermare la grande volontà che c’era di lavorare nell’area”.

“È stato quindi con grande entusiasmo che abbiamo proseguito il discorso con la cooperativa sociale Il Margine, per arrivare a un’intensa giornata di conoscenza e condivisione all’Orto nel novembre del 2019, non solo con gli operatori, ma anche con i ragazzi che vivono quotidianamente questi spazi e che hanno avuto l’occasione di esprimere le proprie opinioni e desideri rispetto alla trasformazione dell’area in oggetto”.

Riteniamo che questo progetto sia una grande opportunità per AUT, uno stimolo per mettere alla prova la capacità di interpretare desideri e immaginari collettivi per un luogo che ha un ruolo fondamentale nella rieducazione e nel reinserimento sociale e lavorativo di persone con diverse difficoltà. Speriamo di poter affrontare al meglio questa sfida che si presenta con varie difficoltà rispetto a un semplice Workshop di autocostruzione, proprio perché ha dei valori aggiunti dal punto di vista sociale e culturale.

Inoltre, pensiamo sia un’opportunità irripetibile non solo per tutti i frequentatori dell’Orto, che speriamo di poter coinvolgere in prima persona nelle più semplici attività di costruzione, ma anche per gli educatori, essendo questo progetto soprattutto un’azione didattica e formativa.

Ci auguriamo, quindi, di proporre e portare a termine un progetto di grande valore per tutti gli attori e gli spettatori che ne faranno parte, convinti del fatto che anche il più piccolo contributo può significare molto nella sua riuscita finale, che va al di là della costruzione e si mostrerà piuttosto nell’uso quotidiano per l’Orto che Cura.

Anche all’Orto, le aspettative sono decisamente alte.

I primi a esprimere entusiasmo sono propri i signori che frequentano l’Orto: “Mi aspetto tante cose belle, conoscere tante persone nuove ed essere partecipe nel lavoro”, precisa Michele.

“E poi potremo anche fare un laboratorio di pittura”, si augura Gianfranco. “E coltivare pomodori, zucchine e melanzane” aggiunge Mihai.

“Io spero di trovare amici e di fare un’esperienza nell’ambito del lavoro agricolo in modo da imparare questo mestiere per il futuro”, aggiunge Marco, uno dei nostri ragazzi in inserimento lavorativo.

“Anch’io mi aspetto di trovare amici nuovi – continua Roberto, anche lui in inserimento lavorativo – e di fare esperienza migliorando il mio apprendimento. Vorrei crescere in questo settore, perché spero di trovare un posto di lavoro, magari proprio questo, per il mio futuro”.

“Il lavoro sarà bello e utile per conoscere nuove persone che portano dei saperi che non conosco e che non ho mai avvicinato. Un modo bello per costruire e imparare”, conclude Paolo, un altro dei nostri ragazzi in inserimento lavorativo.

“È un’iniziativa lodevole – commenta Giancarlo del Margine – perché l’intervento, oltre ad abbellire esteticamente il nostro Orto che Cura, ci permette di confrontarci con un gruppo di neolaureati del Politecnico di Torino, che condivideranno con noi le loro conoscenze, adattandole alla nostra realtà operativa”. “Credo ci siano tutte le carte in regola per vivere un ottimo momento di crescita sia professionale che umana, a partire dall’incontro tra due mondi che normalmente avrebbero poche occasioni per entrare in contatto tra loro”.

“Pensando a Mirko, uno dei ragazzi che frequentano l’Orto – spiega Teo, l’operatore che lo segue – ho sperato che si trattasse di un’opportunità concreta, capace di far sentire i ragazzi parte del progetto. E mi sembra che ci troviamo davanti all’inizio di un processo di trasformazione, basato sulla condivisione e su un’integrazione reale, decisamente positivo”.

“È indubbiamente una finestra di possibilità verso orizzonti per noi lontani – aggiunge Luca, il nostro tecnico all’Orto – Un modo per condividere esperienze diverse che sicuramente troveranno un punto di incontro e crescita”.

“Mi aspetto una settimana all’insegna dell’integrazione, della progettazione e realizzazione condivisa – conclude, sorridendo, Paola – dell’unione e della collaborazione per dare nuova forma al luogo che i nostri ragazzi frequentano tutti i giorni”.

 

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