(RI)GENERIAMO

Le storie di (RI)GENERIAMO:
Intervista a Paola Chiadò Caponet (Cooperativa Sociale Il Margine)

La cooperativa sociale Il Margine di Torino è fra le realtà coinvolte nei progetti di (RI)GENERIAMO , la società benefit sostenuta da Leroy Merlin Italia. Della sua attività “rigenerativa” e ad alto impatto sociale abbiamo parlato con Paola Chiadò Caponet, coordinatrice della cooperativa.

Com’è nato il rapporto con (RI)GENERIAMO?

La nostra cooperativa sociale è attiva da oltre 40 anni e oggi possiamo dire di essere una tra le maggiori cooperative sociali del torinese. Verso la fine dell’anno scorso una nostra serra è stata coinvolta in una delle giornate di volontariato “Bricolage del Cuore” che Leroy Merlin promuove regolarmente. Da questo incontro è nata la voglia di immaginare e poi costruire insieme progetti “rigenerativi”. Con (RI)GENERIAMO e con Leroy Merlin.

Quali sono le aree di attività principali della cooperativa sociale?

Il Margine è una cooperativa sociale mista, cioè sia di tipo A (servizi alla persona), sia di tipo B (inclusione lavorativa di soggetti svantaggiati). All’interno di “Margine B”, così noi chiamiamo la parte della nostra cooperativa che si occupa appunto dell’inserimento lavorativo di persone in situazione di fragilità, quali ad esempio ex-detenuti, ex-tossicodipendenti, soggetti inviati dai Servizi di salute mentale, è stata costituita una squadra che si occupa della manutenzione di tutte le strutture, quasi una cinquantina, che la cooperativa gestisce in Piemonte. E anche una squadra del verde, che si occupa di attività quali taglio del verde, potatura, cura delle aiuole, fioriere, nelle strutture di cui parlavo e in quelle che la cooperativa prende in gestione a seguito di commesse. Come nel caso della commessa per i Negozi Leroy Merlin di Collegno e di Moncalieri (To), come pure di altre su cui la squadra è attiva. Oggi, infatti, sono sempre più numerose le aziende che decidono di lavorare con realtà della cooperazione sociale. Bisogna comunque partecipare a gare, e vincerle, per ottenere queste commesse: dobbiamo stare sul mercato e lavorare bene, perché la concorrenza c’è.

Gli aspetti più “rigenerativi” del vostro lavoro in cosa consistono?

In un certo senso il fine rigenerativo è connesso alla nostra stessa attività. In ogni caso ritengo che la caratteristica di rigeneratività più evidente di ciò che facciamo è data dal fatto che coinvolgiamo persone fragili, difficilmente impiegabili nelle normali attività produttive e che il lavoro aiuta, oltre a portare sostegno economico a non restare ai margini della società e quindi a rigenerarsi. Potremmo lavorare con chiunque, ma scegliamo di farlo con queste persone. Formandole, reinserendole, aiutandole a riprendere il loro posto all’interno della società. Vedere persone che possono lavorare, sfruttando le loro competenze, pur vivendo uno stato di fragilità, è una grande soddisfazione. Come lo è ricevere l’attenzione di una grande azienda quale Leroy Merlin: essere riconosciuti dà ancora più valore a ciò che fai, inoltre è un passo fondamentale nel riconoscimento della dignità delle persone che accompagniamo nei percorsi di inserimento lavorativo. Di questi aspetto raccontiamo da anni nel nostro bilancio sociale, che al nostro interno ha dignità pari se non superiore al bilancio d’esercizio. Teniamo molto a raccontare il nostro lavoro e il suo impatto. Da quest’anno abbiamo anche lanciato un magazine con cui condividiamo ciò che facciamo mese per mese.

Crede che questo modo di guardare alle attività economiche, che mette al centro la rigeneratività e l’impatto sociale che si produce, possa fare breccia su vasta scala?

Se guardo al nostro modello, posso dire almeno una cosa con certezza: che funziona. Anche su larga scala credo che questo modello sia premiante. Spesso quello che serve per iniziare a sviluppare progettualità comuni, ad esempio tra realtà come la nostra e aziende come Leroy Merlin, è solo innescare la scintilla. Poi provare a dar vita a una rete di soggetti, dalle associazioni sul territorio alle istituzioni, con cui condividere il progetto. E poi avere la volontà di realizzarlo. Quando infine si parte, in genere si vede che questi progetti piacciono, che ciò che intendono realizzare trova la giusta attenzione e stimola partecipazione. Insieme si riesce a generare cambiamento.

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